La mia foto
milano, Italy
“L’occhio delle donne” dizionario biofilmografico delle registe e dei loro film, è stato compilato da me nel 1995. Oggi la rete offre una marea di informazioni su tutto il sapere umano, quindi anche sulle registe. Questo mio piccolo contributo vuole essere un tentativo di sguardo d'insieme sul grande lavoro compiuto e in corso di compimento da parte delle professioniste della macchina da presa. Un lavoro non certo esaustivo ma che cerca di nominare il maggior numero di donne che si sono appassionate alla professione registica.

venerdì 15 marzo 2013

LA POLITICA PRIMA. 15 - QUELLA DELLE DONNE, PER TUTTE/I



C'E' GRANDE CONFUSIONE SOTTO IL CIELO ... 
questo appare e si percepisce nella nostra Italia 
in questi giorni di marzo!

Rachel Petriz
Un movimento (im-previsto) ha sparigliato tutte le carte nel sacro luogo del parlamento.

Dal mio cuore esce un: FINALMENTE!
Ma dopo la felicità (per molti e molte) e la curiosità (la mia) ora bisogna guardare la realtà, il famoso "che fare"!

E proprio qui mi viene in aiuto tutto il lavoro fatto dalla Libreria delle Donne di Milano che da 20 anni frequento, condivido, sostengo. L'elaborazione della POLITICA PRIMA, la politica vissuta, pensata, elaborata dalle donne.

Ma proprio perchè LA POLITICA PRIMA non nasce in un solo giorno di primavera
(un consiglio: andate a leggere gli arretrati della Rivista VIA DOGANA presenti in Libreria), trovo l'articolo di apertura dell'ultimo numero di VD, uscito ancor prima dei risultati delle elezioni, illuminante e ricco di spunti non solo per andare avanti, ma per COMINCIARE a pensare ed immaginare nuovi tempi, persone, luoghi, guardando e leggendo la realtà con occhi grandi. 
LO PROPONGO ALLA MIA RILETTURA E ALLA LETTURA, come vorrei, DI TANTE/I.

Un sì e tre no
(Cigarini, Masotto, Melandri) -Pubblicato su Via Dogana n.104, marzo 2013

Dopo le elezioni del 24-25 febbraio 2013 (questo articolo è stato chiuso in redazione a campagna elettorale ancora in corso) ci saranno molte più donne in Parlamento e nelle Assemblee regionali interessate al voto. Alcune saranno lì come femministe. Molte altre ci arriveranno, pur con storie politiche diverse, sull’onda di un forte movimento delle donne che si è fatto sentire, imponendosi ai partiti.
Questo il dato di fatto. Perciò il punto politico al presente è: che relazione intendiamo costruire con loro? Ci interessa oppure no? Per noi la risposta è sì.
Ciò che vorremmo mantenere/costruire con le elette ci aspettiamo che sia all’altezza della radicalità del femminismo: pratica politica del partire da sé, relazioni tra soggetti, non rapporti strumentali.
Niente a che vedere, dunque, con la prassi ben nota, anche se in realtà raramente praticata, secondo la quale le elette relazionano al movimento da cui ottengono in cambio sostegno. Questo, in fondo, non sarebbe niente di più e di diverso da un mandato della rappresentanza gestito con trasparenza, cosa a cui, in effetti, siamo poco abituati. Vorremmo altro.
Vorremmo una pratica politica comune con le elette che avesse come oggetto e scopo creare una misura di giudizio autonoma e inedita, segnata dalla esperienza delle donne e dalle loro relazioni, sulla politica istituzionale e sulla democrazia oggi.
Sappiamo che non sarà facile. Sarà una relazione critica e tempestosa perché chiederemo alle elette molto sia in termini di pensiero che di gesti di rottura, di cambiamento. Specialmente rispetto alle femministe, entrerà in gioco il giudizio (che si è sempre espresso con reticenza nei gruppi femministi) al quale non si possono sottrarre perché hanno accettato il mandato, e di conseguenza la misura di giudizio maschile, consapevoli del rischio – o addirittura della certezza, per qualcuna – della neutralizzazione. Una bella contraddizione da affrontare.
Noi peraltro non vogliamo arrenderci a una sensazione di perdita, di sottrazione che pure sentiamo. E non ci ritroviamo neppure nell’eccitazione di chi pensa “finalmente, adesso sì che…”. Pensiamo che sia una sfida per tutte e proponiamo di raccoglierla insieme, elette e non. I temi da affrontare non sono da poco. Eccone alcuni, che vogliamo accennare partendo da alcuni no.
No a leggi “di genere” come facile e pericolosa scappatoia per sentirsi – sia le donne sia gli uomini – “dalla parte delle donne”. Il pensiero e la pratica delle donne hanno prodotto negli ultimi 40 anni elaborazioni ricchissime. Giuriste, filosofe, scienziate offrono spunti che non possono essere ignorati da chi fa leggi. E portano piuttosto a dire che: a) sulla sessualità non si legifera; b) le leggi antidiscriminatorie, notoriamente più amate da chi legifera che dalle donne stesse, hanno l’effetto pratico di imbrigliare e normalizzare l’attuale dinamismo culturale e sociale delle donne, che giustamente non amano essere trattate da deboli e vittime; c) la Costituzione ben usata permette comunque qualsiasi azione legale antidiscriminatoria.
Anche sulle azioni positive poi, abbiamo tutte le informazioni per esercitare un giudizio sottile e all’altezza della consapevolezza delle donne.
Chiediamo, invece, riflessione e lavoro politico comune sui temi cari alla nostra pratica politica. Le parlamentari, tra l’altro, sono in un luogo dove oggi quasi niente si decide: il potere si è dislocato dal parlamento al governo e dal governo nazionale ai vari poteri non trasparenti e che non passano attraverso il dispositivo del consenso elettorale. Il parlamento, in compenso, concede ai suoi abitanti tutto il tempo e gli strumenti (biblioteca, collaboratori, soldi ecc.) necessari alla riflessione e all’azione.
La voglia di essere nei luoghi in cui si decide si manifesta poi anche in altri modi. Molte donne vogliono governare. Avere in mano il potere positivo di fare. Questo desiderio si manifesta spesso, e ai nostri occhi più coerentemente, a livello delle amministrazioni locali (regionali). Anche sotto questo aspetto ci sembra il momento per mettere in discussione i luoghi comuni e le scorciatoie: certo che le donne sono spesso più competenti e meno corrotte! Ma oggi hanno anche la forza politica per non limitarsi ad essere “la brava amministratrice”. Per sottrarsi al santino della donna naturaliter moralizzatrice. Non essere l’eccezione femminile che con la sua inclusione “rinnova” una politica screditata, ma imporre un cambio di regole per tutti. Evitando il sottinteso slittamento dal politico al problem solving. E non consentendo l’operazione di impoverimento simbolico che riconosce le competenze femminili senza mettere in discussione l’ordine maschile costituito.
Non nascondersi che la posta in gioco oggi è il discorso sulla democrazia. Parlare di adeguamento e rilegittimazione della democrazia e della rappresentanza ci sembra francamente un grave errore di prospettiva. Possiamo oggi entrare nel discorso sulla democrazia come soggetti che sono già nel discorso pubblico e che agiscono già politica. Le donne non sono un problema di adeguamento della rappresentanza. Non ci interessa oggi una democrazia meno screditata, ci interessa che venga modificata sostanzialmente dall’affermarsi della libertà femminile, dalle trasformazioni nel concetto di cittadinanza, dal riconoscimento dei soggetti come interdipendenti. Nello stesso modo abbiamo cambiato il discorso sul lavoro: non più questione femminile, ma soggetti che illuminano tutta la scena del lavoro necessario per vivere, che mostrano ciò che tutti possono permettersi di non vedere.
Se non facciamo questo passaggio, anche il primum vivere si banalizza nella rivendicazione delle donne come portatrici di cura del vivere, invece che di un nuovo conflitto che riguarda il come e il dove vengono prese le decisioni che riguardano da vicino la vita di tutti noi.
A noi stanno a cuore temi e contraddizioni alte: la libertà delle donne (e degli uomini) non è riducibile alla democrazia che conosciamo, al sistema elettorale, alla dittatura della maggioranza e neppure ai diritti, alla politica dei partiti – che fin dagli anni ’70 hanno perso la capacità di intercettare le nuove soggettività – e degli stati esautorati. Bensì, pensiamo che la libertà possa essere affidata alla forza delle pratiche politiche di soggetti che si riconoscono interdipendenti.
Già più di 60 anni fa Hans Kelsen – sottolineando il tendenziale conflitto tra libertà e democrazia – aveva tentato di superarlo con il concetto di libertà democratica.
Oggi più che mai si apre un vuoto pratico-teorico enorme davanti a tutte e tutti.
Si chiede, perciò, soprattutto alle parlamentari femministe di tenere conto del livello alto della contraddizione e di non adeguarsi alle soluzioni fin qui proposte: democrazia partecipata, cittadinanza attiva, legami con il territorio e gli elettori, ecc. Ne hanno la capacità e la formazione. Possono, dal loro posto (parlamento) e dalla loro pratica femminista (di relazione), avere uno sguardo alto, raccontare le esperienze hanno acquisito in quel luogo: quali conflitti insorgono quando si ignorano le regole tradizionali del potere? Hanno la forza e il coraggio di contrastare la regola maschile? Che tipo di pratica di relazione intendono costruire?
Non cercare di andare avanti con lo sguardo rivolto all’indietro. Infine, in questo momento politico non ci si può affidare alla pura e semplice difesa della Costituzione, che è bella dal punto di vista sociale ma che non affronta affatto la libertà delle singole/i. Non a caso, è bene sottolinearlo, è stata scritta in un tempo nel quale le donne non avevano parola.
Ma soprattutto non si può affrontare la complessità del presente cercando di ricacciarlo a forza dentro uno schema concettuale pensato su una società e degli Stati profondamente diversi. Oggi ci sono molti movimenti che rivendicano la propria natura costituente: soggetti che si relazionano, che cooperano, che si autogovernano, come la politica dei beni comuni. Il femminismo è stato fin dall’origine, ed è, uno di questi. L’irruzione, infatti, delle donne nella politica con i loro desideri e bisogni ha fatto cadere la separazione tra privato e pubblico: la soggettività di chi parla in prima persona rispetto all’oggettivazione dei problemi; la singolarità rispetto alla identità di genere, di classe, ecc.
Aspettiamo quindi che le donne elette (senza escludere uomini, senza escludere le candidate non elette) rispondano affermativamente ai nostri inviti: non ci esoneriamo infatti dalla ricerca delle pratiche, delle idee e delle iniziative che possono realizzare quello che pretendiamo da loro. Da loro e da noi.

giovedì 14 marzo 2013

PREZIOSITA' DI DONNE. 4 - WISLAWA SZYMBORSKA


Un anno è passato dalla morte di Wisława Szymborska 

il suo nome non più sconosciuto, la sua poesia ormai nutrimento di tante e tanti.


E come quando, avendo un dubbio e cercando una risposta 
leggevo  I Ching - 易經 (Il libro dei Mutamenti) 
ieri ho aperto un suo libro di poesie: "Vista con granello di sabbia" e ho letto:

RINGRAZIAMENTO

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
ne' riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.


- e tutto mi è apparso più chiaro, quasi ovvio!

Grazie  Wisława Szymborska, 
grazie della tua preziosità di donna.


domenica 3 marzo 2013

TEATRO RAPPRESENTAZIONE DEL REALE. 13 - ANDARE IN SCENA

1 MARZO 2013

TEATRO FRANCO PARENTI          MILANO

Capisco ora, provandola, l'emozione del teatro.
Per due ore ho vissuto la vita e le emozioni dei miei personaggi
ENTUSIASMANTE!

Non è stato semplice: non è facile rendere credibile la vita vissuta da altri.
E' un'arte, uno studio, grande applicazione e tanta, tanta passione.

E l'entusiasmo ritrovato NONOSTANTE le difficolta e l'età non certo verde.

mercoledì 20 febbraio 2013

TEATRO RAPPRESENTAZIONE DEL REALE . 12 - ANIMA MUNDI 2013





Anche questo anno si va in scena!

 

Questa volta al TEATRO PARENTI 

di MILANO

 

il 1° marzo 2013  ore  18.


Devo dire che sono emozionata, sono ormai al terzo anno di corso teatrale con Ombretta De Biase



Solo ora mi rendo conto di quanto comincio a divertirmi
a vivere i personaggi,  
ad essere per quel tempo del gioco teatrale, quel personaggio.

Mai avrei pensato di vivere il teatro dal di dentro. 
E' entusiasmante.
Ed è anche una specie di analisi:
  per poter entrare nella mente dei vari personaggi, 
devi metterti ogni volta in gioco e scoprire lati della tua persona 
alle volte ancora sconosciuti.


venerdì 15 febbraio 2013

LA POLITICA PRIMA. 14 - SE QUESTI SONO GLI UOMINI


Oscar Pistorius (atleta sudafricano, campione paralimpico nel 2004 sui 200 metri piani e nel 2008 sui 100, 200 e 400 metri piani).
Giovane maschio che da sempre lotta contro la sua disabilità, stravolgendo addirittura le possibilità di una persona senza gambe di correre più veloce del suo cavallo (una dimostrazione effettuata dallo stesso Pistorius). 



Lui ce l’ha fatta. Con due protesi al titanio dal 2004 vince premi su premi, ha ricacciato il giudizio dei giudici sportivi che non lo volevano in gare con gli atleti “normodotati” nelle gare.

Ma lui, con quelle sue terminazioni palmate ha corso e ha vinto la sfida della sua vita. 
Grande amministratore della sua immagine, è diventato famoso, ricco, ammirato da tutti. 
Ora può prendersi tutto come è concesso ai “normodotati”, anche donne bellissime.



E infatti donna è la vittima di questo ennesimo omicidio “domestico"Reeva Steenkamp

Trentenne, simpatica, colta (una laurea in legge), una donna del nostro tempo.

Conosciuta un anno fa, dal novembre 2012 diventa ufficialmente fidanzata del grande campione.

Tutto qua! Un mito per la lotta  ad essere considerato più normale, un uomo come tanti.

Il 14 febbraio (San Valentino, io credo non sia una caso!) spara alla sua donna. 

Non ha riconosciuto la figura “furtiva” che si aggirava in casa.






Mi dispiace per Reeva: lei ha perso la vita!



Io ho perso un’illusione.

martedì 12 febbraio 2013

L'OCCHIO DELLE DONNE .12 - MA QUANTE REGISTE!



Da alcuni giorni si è aperto il Festival di Berlino 2013 e le parole che più ricorrono sui giornali in riferimento ad esso sono: donna, rosa, lesbica.
Certo, ormai il marketing si è appropriato di tutto ciò che viene declinato in qualche modo al femminile.
Diciamocelo pure: una foto di una bella donna rende accattivante qualunque articolo e non solo quello dei giornali.
Speravo però qualcosa in più da Paolo Mereghetti che oltre a essere un buon critico ha da sempre grande attenzione per i film a regia femminile giudicandoli con quella marcia in più per cui lo leggo.
Oggi sul Corriere, a pag. 55, un articolo quieto, senza strombazzamenti e foto glamour.
Quante donne normali a Berlino. 
In 50 righe, si parla di attrici (e questo è normale: le attrici vendono comunque) e di registi (uso il plurale maiestatis ). Nel mezzo finalmente un nome di una regista ...
 

PIA MARAIS


per un film (“Layla Fourie”), dice il nostro, non proprio eccezionale. 
Ovviamente consiglio sempre di non fermarsi mai a un primo giudizio, meglio vedere il film o almeno leggerne qualcosa in più.






L'articolo di Mereghetti, oltre a non avermi dato niente, mi ha lasciata indifferente. 
Però mi ha riproposto la grande questione della presenza femminile nel cinema.

Sulla rete, ma anche nei vari giornali, da quando di è aperta la BERLINALE 2013, un’ondata di articoli più o meno belli, ma tutti corredati da belle foto a colori, inneggiano alla presenza femminile, partendo dalla Giuria, per arrivare al cartellone.
Ora, nei vent’anni e più in cui mi occupo di registe devo constatare che quando si parla di donne nel sistema cinema, l’immaginario va alle attrici. 
Poi nei critici più seri si arriva a ricordare le miriadi di donne che hanno tenuto alti i livelli delle professioni fondamentali alla realizzazione di un film e che sono generalmente sconosciute (prime le sceneggiatrici ma anche scenografe, soggettiste, per arrivare alle professioni normalizzanti quali la truccatrice, la sarta ecc).
Ecco io vorrei che un giorno in un qualsiasi festival (Cannes, Berlino,Venezia) o premio (Oscar, Cesar, Volpi), la presenza delle donne non sia riservata solo (per ragioni di marketing) alle attrici (utili per accendere un fumoso immaginario) ma soprattutto alle registe e (ma questo non è il mio campo di interesse) alle professioniste. 
Insomma mi piacerebbe che le foto da far circolare sui giornali in quelle occasioni fossero più simili a queste ….





ALICE GUY BLACHE'
  Girò il primo film di fiction nel 1896

Aida Begic
. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Carla Vestroni
Chahal Sabbag
Debra Granik
     . . . . . . . . . . . . .
Fanta Regina Nacro

                           . . . . . . . . . . e ancora ancora ancora!   
 

lunedì 11 febbraio 2013

ZHONGGUO / CINA .6 - I GATTI DI AI WEIWEI

Alison Klayman Regista americana 

Si laurea nel 2006 compiendo nello stesso anno un viaggio in Cina che doveva essere di alcuni mesi. Ma dopo aver visitato il Tibet e successivamente l'isola di Taiwan studiando nel contempo la lingua cinese, decide di fermarsi a Pechino. Come insegnante di inglese sarà l'assistente di Liu YiFei nel film "Il regno proibito", doppiatrice di cartoni animati e articolista di pallacanestro per i giochi olimpici del 2008. 
 
Alison Klayman e Ai WeiWei


Nel suo sito si può leggere in dettaglio la sua attività di giornalista e regista documentarista. 
Conosce Ai WeiWei, di cui si è tanto parlato anche in Italia e realizza su di lui, nel corso di due anni, un documentario: "Ai WeiWei: never sorry", durata 91 minuti, prodotto nell 2012 e ora distribuito in Italia dalla Biografilm Collection. Il film ha ottenuto 8 riconoscimenti ufficiali, tra cui dal Sundance Film Festival.


Ops! E' Chiusa.









Di Ai WeiWei mi ha sorpreso il suo amore per cani e gatti (ne ha una quarantina che circolano liberi nella sua dimora alla periferia nord di Pechino) e proprio con i gatti ha un rapporto speciale lasciando che si esprimono artisticamente o filosofeggiando sulla loro intelligenza. 








Apro
Esco
un collaboratore artistico: 
Gatto in piena creazione

Su Ai WeiWei la rete è ricca di articoli, io suggerisco quelli di:
China-Files (1, 2, 3, 4.),
e una intervista pubblicata dal Saggiatore, qui un estratto.